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Campo di Calcio – Federica senza freni


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
17.09.2025    |    3.729    |    4 9.3
"Mi lavai in fretta, ma dentro di me non volevo cancellare quell’odore, quella sensazione..."
Sono Federica, e ancora oggi non so spiegare come sia iniziato tutto. Ricordo solo il campo di calcio vuoto, i fari accesi che illuminavano l’erba bagnata e la mia pelle che bruciava di paura ed eccitazione. Avevo il cuore in gola, il fiato corto, e quando lui mi guardò capii che non avrei avuto scampo.

«Vieni qui.» La sua voce era un ordine. Tremavo, ma i miei piedi mi portarono da lui senza esitazione. Le sue mani mi afferrarono i fianchi e mi spinsero contro la rete metallica. Sentii il ferro freddo sulla schiena, e subito dopo il suo corpo caldo e potente incollato al mio.

Il bacio arrivò come uno schiaffo: lingua che invadeva la mia bocca, labbra dure, morsi che mi facevano gemere e ansimare. Cercavo l’aria ma non volevo liberarmi. La sua mano già infilata sotto i miei pantaloncini trovò la mia fica caldissima, zuppa di desiderio.

«Ma guarda come sei pronta… troia.» Lo disse ringhiando, e io gemetti, sentendo la vergogna sciogliersi in eccitazione. «Sì… scopami…» riuscii a dire, e lui sorrise crudelmente.

Lo vidi. Il suo cazzo. Lungo, duro, spesso. Uno spettacolo che mi tolse il fiato. Per un istante ebbi paura, vera paura, di non poterlo reggere. Ma poi la mia fica pulsò, bagnata, chiedendo solo quello.

Mi piegò sull’erba, il culo in alto, e senza un secondo di esitazione mi entrò dentro. Urlai, forte, un misto di dolore e piacere che mi squarciò. Ogni spinta era una martellata, un colpo che mi faceva tremare le gambe. «Sì! Così! Più forte!» gridai, completamente persa.

Il ritmo diventò feroce. Mi prendeva la fica senza tregua, poi all’improvviso spinse nel culo, facendomi urlare ancora più forte. Lacrime agli occhi, ma non di dolore: era piacere, piacere sporco, totale, che mi faceva sborrare senza controllo.

«Lo senti? Sei mia!» ringhiava, e io urlavo «Sì! Sì, cazzo! Sono tua!» mentre il mio corpo veniva scosso da orgasmi continui, uno dietro l’altro.

Poi esplose dentro di me. Una sborra calda, infinita, che mi riempiva fino a traboccare. Mi accasciai sull’erba, le gambe molli, il respiro spezzato, la pelle che stillava sudore. Distrutta. Svuotata. Ma felice.

E lì, sul campo di calcio, con le cosce ancora bagnate e il cuore che impazziva, capii che quella notte mi aveva segnata per sempre: ero stata presa, posseduta, devastata… e non avevo mai goduto così tanto in vita mia.
Epilogo – Il ritorno a casa

Camminavo verso casa con le gambe molli, le cosce ancora appiccicose, l’odore di sesso che mi seguiva come un marchio. Ogni passo era un ricordo vivo di quello che era appena successo: la rete fredda sulla pelle, l’erba bagnata, il cazzo enorme che mi aveva devastata fino a farmi urlare come una troia senza controllo.

Quando aprii la porta di casa, l’odore familiare mi colpì. Mio marito era sul divano, mezzo addormentato davanti alla televisione. Mi salutò con un sorriso stanco:
«Ciao amore, ti sei fermata un po’ più del solito stasera…»

Annuii, cercando di mascherare il tremito nella voce. «Sì, un po’ di chiacchiere in più.»

Mi diede un bacio leggero sulle labbra, innocente, e il contrasto con quello che avevo vissuto poche ore prima mi fece tremare dentro. Lui non poteva sapere. Non poteva immaginare che sotto i vestiti avevo ancora la fica e il culo indolenziti, pieni della sborra di un altro uomo.

Andai in bagno, chiusi la porta e mi guardai allo specchio. Gli occhi brillavano, le guance arrossate, i capelli scompigliati: avevo l’aspetto di una donna che era stata scopata fino a perdere il controllo. Una troia vera. E il pensiero mi fece sorridere.

Mi lavai in fretta, ma dentro di me non volevo cancellare quell’odore, quella sensazione. Tornai a letto, mi infilai accanto a mio marito che dormiva sereno, ignaro di tutto. Lo abbracciai, chiusi gli occhi… e dentro di me rivissi ogni spinta, ogni gemito, ogni goccia di piacere sporco che mi aveva resa la donna più felice e più troia di sempre.
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